Ginevra Corso
Direttore Editoriale

Dario Guidi è cantautore, attore ed arpista. Un’anima eclettica e sperimentatrice animata da una voce unica e dalla passione per l’arpa celtica. Dario Guidi è un artista che sa rischiare, l’unione di una forte sensibilità creativa e di una grande capacità espressiva.

“Lo spazio, anche se ancora vuoto, trovo che possa creare un vero clima-casa, essere accogliente. Roma Smistamento è ideale per la mia idea di realizzare un laboratorio teatrale di base ma con una propensione verso il percorso emotivo.”

DARIO GUIDI SU
ROMA SMISTAMENTO

Abbiamo avuto l’occasione di incontrare Dario Guidi durante il primo open day di Roma Smistamento e abbiamo colto l’opportunità di rivolgergli un’intervista, di fare un piccolo viaggio creativo insieme ed immaginare come trasformare questi spazi.

 

Benvenuto a Roma Smistamento, Dario! Parlaci di te, chi sei e cosa fai nella vita?

Ciao! Sono Dario Guidi e vengo da un piccolo paese in provincia di Viterbo e mi sono traferito a Roma da un po’ di anni, una volta finito il liceo classico per studiare in Accademia di Arte Drammatica e ho coltivato nel frattempo la passione per il teatro, che fin da quando sono piccolo. Ho seguito anche la mia passione per il canto e più in la mi sono avvicinato alla musica e in particolare a un preciso strumento: l’arpa celtica. Finiti questi tre anni di Accademia ho iniziato subito a lavorare più a teatro che nel cinema e la televisione, dove mi è capitato di lavorare ma che non hanno nulla a che fare con la magia del teatro. Certo, dal punto di vista economico, l’ambito teatrale è in una posizione difficile.

Era proprio questa la seconda domanda, sulle difficoltà del lavoro teatrale sotto differenti punti di vista.

Soprattutto, mi rendo conto adesso, lavorando in teatri stabili, realtà come Eliseo, Brancaccio, Piccolo Eliseo, mi rendo conto che sia comunque difficile riuscire ad essere autonomi con questo mio lavoro e che ci si possa chiedere: come si fa?

Come si fa?

Si fa seguendo delle alternative, come quella di cercare di unire più spettacoli insieme, con la difficoltà di eseguire una resa ottimale, non potendo dare il massimo e sentendosi anche abbastanza provati. Oppure potrebbe essere una giusta alternativa quella che invece seguirò da questo gennaio, quella di realizzare corsi anche amatoriali rivolti alle persone che si vogliono avvicinare all’ambito teatrale e anche questo spero possa essere una soluzione valida e non solo come soluzione ma anche come stimolo, perché può esserci la possibilità di creare nuove relazioni, di poter interagire anche con i più piccoli.

Quanto conta il confronto nel tuo lavoro?

Il confronto è importantissimo, soprattutto in un periodo come questo in cui non emergono effettive novità, tutto quel che si poteva sperimentare e fare a teatro è stato fatto, almeno in questo ambito lavorativo e forse in quello musicale, ormai si è sviluppato di tutto. Quindi in quest’ottica, un’iniziativa davvero bella da portare aventi sarebbe quella di potersi confrontare con altre persone, altre idee, attingere ad ambiti diversi, assorbirli, in qualche modo emularli per realizzare qualcosa di unico, nostro.

Ed è esattamente questo quel che si prefissa di realizzare la nuova realtà romana di Roma Smistamento. Tu cosa faresti a Roma Smistamento?

Lo spazio anche se è ancora vuoto trovo che possa creare un vero clima-casa, essere accogliente. Roma Smistamento ad esempio è ideale per la mia idea di realizzare un laboratorio teatrale di base ma con una propensione verso il percorso emotivo, come parte fondamentale di studio. Mi riferisco ad esercizi per il controllo emotivo, per controllare la propria emotività, perché sono tantissime le persone che hanno voglia di esprimersi, ma che non riescono perché chiuse o molto timide.

Quanto è importante conoscersi per potersi esprimere?

Tantissimo. Nella vita è fondamentale e nel lavoro, in qualsiasi tipo di lavoro. Adesso ad esempio sono venuto a sapere che alcune facoltà di ingegneria tengono dei corsi di recitazione obbligatori e corsi di dizione. Questo perché si ritiene sia importantissimo come aspetto in occasione di presentazioni, conferenze, per avere padronanza di linguaggio e catalizzare l’attenzione. Ecco, è infatti interessante come al mondo del teatro e dei laboratori si avvicinino persone timide che magari all’inizio quando proponi gli esercizi si vergognano e non se la sentono e poi invece è bello vedere come a distanza di un anno o anche solo di tre mesi hanno invece quella voglia di mettersi in gioco ed è molto divertente. Quindi sì, mi piacerebbe realizzare un laboratorio a Roma Smistamento, un laboratorio teatrale, iniziare con risvegli emotivi, percorsi emotivi, gestione dei movimenti del corpo  fino ad arrivare agli aspetti tecnici come la dizione e l’impostazione della voce. Mi piacerebbe molto e farlo in uno spazio così e farlo con i giovani.

Cos’è per te la creatività? Per molti è qualcosa di effimero, impalpabile, il creativo spesso non viene considerato un professionista, un creativo viene visto come una figura non pratica, non paragonabile a un lavoratore più “concreto” come chi ha seguito un ben preciso percorso formativo. Molti hanno il pregiudizio del creativo, dell’estroso, della figura sopra le righe.

La creatività è un qualcosa di innato. Tutti hanno una dose di creatività insita ma va educata, coltivata, sviluppata, incitata. In questo la famiglia molto perché molte persone purtroppo non vengono sostenute ed indirizzate nel modo giusto, lasciando morire la propria creatività. Secondo me la creatività è in senso pratico è l’attuare quel che hai in testa, perché se non lo rendi reale, di creativo non hai più nulla, solo le parole. E non sei neanche creativo, se sei creativo crei effettivamente qualcosa, passi all’azione.

Tu cosa vuoi creare per te domani? Dove vedi Dario Guidi nel futuro?

Come creativo vorrei lasciare in qualche modo un’impronta riconoscibile nel mio ambito artistico,  a livello stilistico, interpretativo o di immagine, non in senso estetico, perché quella prima o poi svanisce, muore, cambia. Intendo  livello di persona e di personalità, hai presenta quando vedi qualcuno e dici: lui ha quel tipo di universo lì. Si tratta di un percorso difficile anche a livello lavorativo, ma mi piacerebbe questo, rientrare in un’ottica stilistica e teatrale che apprezzo e di cui sono affascinato. Ad esempio una delle cose più belle che ho fatto e che mi piacerebbe fare è stata l’audizione per un laboratorio durato 12 ore in Belgio, con il regista belga Jan Fabre che ha abbracciato quello che è il teatro meta-contemporaneo, dove la creatività esiste e viene esposta in maniera estrema, che è quello di cui ha bisogno il teatro adesso e tutto in generale: essere meno convenzionale, men alto-borghese e un po’ più forte. Soprattutto in un periodo come questo per l’Italia, che è un Paese, dove tutti si sentono alto-borghesi anche se non lo sono, se ne stanno lì, con le pantofole ad aspettare che il tempo scorra. Invece dobbiamo rischiare, rischiare è il segreto della vita e io vorrei rischiare con la mia carriera.

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